La Corte di Cassazione, con sentenza n. 23707 del 20.12.2012, interviene a sottolineare che l’attualità dell’infermità o dell’incapacità del soggetto beneficiario è condizione indispensabile per attivare l’amministrazione di sostegno e chiarisce il ruolo e i limiti che tale istituto può avere nell’ambito delle direttive anticipate di trattamento sanitario (DAT), un tema che il nostro ordinamento non ha ancora disciplinato. Pubblichiamo una riflessione di Donatella Falaguerra e Anna Maria Delitala del Progetto AdS di Lecco quale introduzione e sintesi della sentenza che si richiama integralmente.

La Corte di Cassazione, ritorna sull'argomento della richiesta di amministrazione di sostegno da parte di una persona capace in previsione di una propria futura incapacità ed affronta il tema oggi tanto discusso delle DAT (Dichiarazioni Anticipate di Trattamento).
Il caso trattato riguarda la richiesta di una signora che ha designato, con scrittura privata autenticata da notaio, il proprio amministratore di sostegno, precisando anche le proprie volontà in merito alle cure mediche cui essere o non sottoposta in futuro conferendo allo stesso, pieni poteri per ogni decisione in merito.

Subito dopo la signora ha richiesto al Giudice Tutelare di Trento la nomina dell'amministratore di sostegno da lei già designato. Il Giudice ha dichiarato la richiesta inammissibile; dello stesso parere era la Corte d'Appello che ha precisato che la richiesta non può provenire da persona pienamente capace presupponendo uno stato di incapacità attuale e non futuro.

La Corte di Cassazione, nel respingere il ricorso, precisa che la richiesta di nomina di amministratore di sostegno debba essere presentata solo nel caso in cui l'incapacità sia attuale.

Nella sentenza la Corte, pur ammettendo l'estraneità al tema trattato, affronta il tema delle direttive anticipate di trattamento sanitario indicando, in mancanza di una legge specifica sulle DAT, il percorso per fare valere le stesse volontà, attraverso la richiesta di nomina di amministratore di sostegno. Sarà quest'ultimo che farà valere le volontà manifestate dalla persona interessata, con atto pubblico o scrittura privata autenticata, per cui non sarà più necessario ricostruire, tramite testimonianze, la volontà del beneficiario.

La sentenza che qui si commenta conferma alcuna giurisprudenza di merito (Tribunale Modena, Varese, Treviso) che aveva già indicato il percorso dell'istituto dell'amministratore di sostegno quale strumento per fare valere le volontà anche di fine vita.
Si è tanto discusso sul così detto testamento biologico, sulle direttive di fine vita che non sono state ancora regolamentate dal nostro Legislatore.

Sia i sostenitori del testamento biologico, sia la Cassazione, si basano sul valore fondamentale della dignità umana ed i principi posti a tutela della stessa sono uguali per entrambi:

  • Art. 32 Costituzione che prevede che il trattamento sanitario sia volontario in coerenza con gli artt. 2 e 13 della Costituzione
  • Artt. 2-3-35 della Carta di Nizza dei diritti fondamentali dell'Unione Europea
  • Artt. 5-9-21 della Convenzione di Oviedo che impongono di tenere conto, in merito ad un intervento medico, dei desideri del paziente non in grado di esprimere la propria volontà
  • Art. 38 del Codice Deontologico Medico che impone al medico il rispetto di quanto precedentemente manifestato dal paziente in modo certo e documentato
  • Documento del Comitato Nazionale per la Bioetica che ammette sia preferibile far valere le indicazioni espresse dal malato quando in possesso delle sue facoltà.

Diverse sono però le soluzioni cui sono pervenuti i sostenitori del testamento biologico per manifestare le volontà di fine vita. Infatti essi hanno realizzato:

  • la costituzione dei registri delle DAT presso alcuni Comuni
  • raccolta delle DAT da parte della Chiesa Valdese

In entrambe le soluzioni indicate è prevista la figura di un fiduciario che farà valere le volontà manifestate dalla persona interessata.
In attesa che la materia venga regolamentata da un'apposita legge, si ritiene che strada indicata dalla Corte di Cassazione sia la più sicura e percorribile

  • Designazione dell'amministratore di sostegno tramite atto pubblico o scrittura privata autenticata che contengono anche le volontà riguardo ai trattamenti sanitari anche di fine vita
  • Presentazione, nel momento del verificarsi dell'incapacità, della richiesta di nomina dell'amministratore di sostegno
  • Prestazione da parte dell'amministratore di sostegno del consenso o del dissenso degli atti di cura.

Donatella Falaguerra e Anna Maria Delitala del Progetto AdS di Lecco

 
 

 

 
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